Ardito Giulio Romano Italico Muscolini

Di e con: Claudio Misculin


“Il papa è infallibile……

La legge è sacra ed inviolabile

La scienza aiuta l’umanità……

Quante stronzate.”


 

C’è un problema giuridico e umano irrisolto in Italia:

I MANICOMI CRIMINALI

oggi

O.P.G. Ospedale Psichiatrico giudiziario

Il dibattito che, da anni, è aperto in Italia è il seguente:

l’O.P.G. va cancellato giuridicamente e scientificamente dal panorama istituzionale italiano, o va ripensato secondo criteri moderni e cioè, considerando l’utente soggetto da curare e non soggetto da punire?

 

La R.A.I. e con essa l’Accademia della Follia, nella persona del suo fondatore Claudio Misculin, è entrata nell’O.P.G. di Aversa, rimanendoci qualche mese.

Ciò che si sono trovati di fronte ha dell’incredibile, nelle storie degli utenti/detenuti, nei servizi, nella gestione dell’istituto.

 

L’Accademia della Follia mette in scena una di queste storie.

 

L’inchiesta “SOCIALMENTE PERICOLOSI” è andata in onda il 31 maggio 2002, regia di Fabrizio Lazzaretti.


Contenuti

 

Nel 2001 Claudio Misculin ed Angela Pianca sono ad Aversa, nell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario, per girare un documentario. Vediamo scene, luoghi, cose, facce che non vedevamo da trent’anni. Celle, letti di contenzione, legacci, sbarre, chiavi, uomini…Uomini? Volti rigidificati, facce distrutte di internati abbruttiti, abbandonati nelle nicchie lungo i corridoi, sotto i nostri occhi, come se non esistessero, in quei cameroni…

 

Quasi tutti sono ormai appiattiti, sottofondo sbiadito ed incolore, in attesa di scomparire. Solo poche persone conservano un aspetto tridimensionale. Tra loro, un uomo ormai settantenne, alto, curato nell’abbigliamento, parla bene. Uomo sopravvissuto, quasi integro, scavandosi una nicchia nelle pieghe, nei chiaroscuri dell’istituzione totale.

Sfruttando i minimi vantaggi, costruisce la distanza. Riesce a mantenersi, nonostante tutto. Alimenta una contrapposizione soggettiva e sotterranea, elabora strategie di quotidiana sopravvivenza…ci racconta la sua vita e ci consegna pacchi di lettere e scritti di suo pugno.

È la storia di un uomo consapevole della sua “malattia”, la vive come parte di sé, della sua vita. Quando sente che qualcosa di terribile sta per accadere, chiede aiuto, rivendica il diritto di essere curato. Scrive, prega, urla il suo malessere a tutte le autorità. Non viene ascoltato, anzi viene anche deriso. Compie il primo omicidio. Viene internato in O.P.G. per dieci anni e poi liberato. Trascorrono trent’anni prima che lui senta di aver ancora bisogno di aiuto. Lo richiede nello stesso modo della prima volta. Di nuovo viene ignorato e compie il secondo omicidio.